venerdì 4 dicembre 2009

le false virtù

la modestia è una falsa virtù che ti costringe a mentire artificiosamente per compiacere ciò che presumi siano le aspettative degli altri su di te.
oscar wilde

la modestia non è una virtù, l'obiettività è una virtù.
giovanni getto

la fede è l'unica argomentazione per convincere di un fatto irrazionale del quale non si hanno evidenze, né evidenze del contrario.
giordano bruno

se la fede fosse veramente una virtù, sarebbe poco virtuoso da parte tua ritenermi meno che divino. fidati.
giovanni dio getto

che la povertà sia una virtù è una frase che soltanto un ricco può pronunciare.
ennio flaiano

dedicare la propria vita alla ricchezza è un male del quale la povertà non è una cura, ma soltanto un male peggiore.
giovanni getto

lunedì 19 ottobre 2009

oggi ti do un comandamento nuovo

'si passa metà della vita a pianificare, e l'altra metà a sperare che qualcosa vada storto'.
è uno stupido e vecchio aforisma, ma contiene i due grossi mali del presentismo: prima di tutto l'abitudine, la vita preconfezionata, la mancanza del coraggio di mettersi in gioco, la mancanza di creatività. pianificare spesso significa 'impegnarsi a vivere una vita già vissuta'. annullando il più grande pregio di ogni uomo nuovo: l'essere novità. il secondo male è il pensiero che ciò che può sorprenderci nella vita, ciò che può renderla una sostanziale novità è altro-da-noi.
riflettere su queste cose significa capire il successo del superenalotto e tutto il gioco d'azzardo, dell'oroscopo e compagnia bella, delle religioni e loro verità assolute, del successo facile proposto dai mass media. significa capire che il presentista è concime su cui queste muffe crescono copiose.
quella vita che da sempre progetti, non è la tua vita. è la vita che un altro ha pensato per te. quella speranza che questo tuo falso desiderio non si realizzi, non è autolesionismo, è l'ultima speranza che hai di essere te stesso.
ecco, presentista, oggi ti do un comandamento nuovo: quel qualcosa che può rivoluzionare completamente la tua vita, che può farti sentire finalmente un uomo nuovo, che può farti diventare padrone di te stesso e del tuo futuro esiste ed è già tuo e affinché accada non devi fare nessuno sforzo. devi semplicemente smettere di fare degli sforzi affinché non accada.

lunedì 14 settembre 2009

mike bongiorno è morto

odio parlare di attualità nel mio blog. odio parlare di vip o dei loro fatti. non lo farò. tutti sanno cosa è successo, le mie riflessioni non partono dal fatto, che dovrebbe essere cosa personale, privata. ma dalle reazioni.
in particolare il commento di francesco sabatini che, tra le altre cose, critica eco per quella che, sotto gli occhi di tutti, è l'analisi profetica più azzeccata degli ultimi cinquant'anni.
prima di essere accusato di cinismo (giustamente per altri motivi, ma non in questo post) faccio notare a tutti (anche alle migliaia di persone presenti al funerale che non lo hanno mai conosciuto personalmente) che il mike bongiorno di cui si parla qui, non è il mike bongiorno persona (che non ci è dato di conoscere), ma il mike bongiorno personaggio televisivo, vero o costruito che fosse.
in italia, siamo in un'era geologica in cui fare cose idiote non è più denigrabile e, ancor peggio, denunciare l'idiozia o solo chiamarla per nome, costa, come minimo, un'accusa di snobismo. in questo contesto, un personaggio come quello proposto da mike bongiorno, gli sta valendo postumo l'onore di eroe della patria, maestro della comunicazione, insegnante di tutti gli italiani.
dicono che se ha avuto successo per tanti anni, un motivo ci sarà (rispondo che un successo prolungato di massa non è quasi mai un misuratore di qualità, vedi dittature sparse nel mondo o le religioni). dicono che serviva un punto di contatto tra la televisione colta e il popolo incolto (mi viene in mente che una televisione idiota, solo un idiota la guarda e così in seguito è stato).
il processo di idiotizzazione dei mezzi di comunicazione di massa a cui mike bongiorno (e chi per e con lui) ha dato il via, è arrivato oggi ad un livello devastante. con lui è cominciata la fase tre della cultura di massa. dopo di lui ha proceduto con velocità esponenziale.
vorrei dire di essere contento della morte di mike bongiorno se con lui fosse morto tutto il seguito massmediatico (grandi fratelli, amici, pacchetti e supermilionari), ma non è così. il processo a cui ha dato il via è ora nel suo massimo splendore (spero... significherebbe che seguirà il declino) e di una velocità e portata che sembrano inarrestabili.
l'unica cosa che posso (e devo) dire è che non tollero che pseudointellettuali o recuperatori di bei ricordi postmortem intervengano ora per santificarne la fonte. con mike bongiorno è morta la scintilla del male peggiore che stiamo vivendo in italia in questo momento, un male così pericoloso e tenace che è capace di sopravvivere e prosperare anche senza radice.
chi non ha il coraggio o la lucidità di chiamare le cose con il proprio nome, taccia, per cortesia, non si lanci in vuote lodi senza senso. chi ha conosciuto l'uomo, ne parli per ciò sa. chi ha sofferto e sta soffrendo per gli effetti di ciò che lui ha cominciato, stringa i denti, perché non è ancora finita.

martedì 8 settembre 2009

bisticci 1. persone diverse per idee diverse

altra fondamentale premessa. talvolta, nei (chiamiamoli) confronti verbali, si celano imprevedibili motivazioni che li vanificano. ad esempio, c'è chi parla per non sentirsi solo (e a volte non conta chi ha davanti), chi ti dà ragione perché ha paura di contraddirti, chi ti deve vendere qualcosa (a volte anche solo un'idea), chi deve dimostrare a tutti e ancor prima a sé stesso di aver sempre ragione (mancanza di autostima?), chi deve credere che ciò che dice è vero, perché pensa di non avere altro (religiosi). insomma, senza due ben precise premesse, il bisticcio è inutile, eccole:
1. OBIETTIVO la verità
2. METODO la logica
prima di cominciare qualunque tipo di confronto, stabilite con il/i vostro/i interlocutore/i se questi due principi sono condivisi, altrimenti... lasciate perdere! o giocate, se volete, ma sapendo che sarà solo un passatempo.

comincio a discutere i vari punti:

1. Persone da ambiti diversi sono essenziali per avere punti di vista diversi. Che non tutti conoscano tutti crea l'occasione per nuovi confronti. Che ne dite di aggiungere un momento libero introduttivo per spontanee presentazioni, in fondo è un'occasione di festa!

ovvero: i bisticci sono davvero necessari o sono solo (altre) solite discussioni tra persone che hanno voglia di parlare non dei soliti argomenti?
il punto 1. è un punto chiave. nella normalità, quando si parla con uno sconosciuto, si intraprendono modalità formali di comunicazione sia dal punto di vista dei modi che dei contenuti. sono dei 'rituali di apertura relazionale': come ti chiami, come va, bella giornata, governo ladro. le solite cose. prima di affrontare discorsi di un certo contenuto (se mai succede), si passa una fase esplorativa alla ricerca di temi di interesse comune e nel farlo, con sconosciuti o poco conosciuti, difficilmente ci si stacca da temi ritenuti di massa (calcio, veline, grandi fratelli) e ancor più difficilmente si esprime apertamente una propria opinione prima di essere sicuri che sia condivisa.
uso gli impersonali perché, senza andare a cercare citazioni autorevoli, mi auguro di stare schematizzando situazioni quotidiane più o meno note a tutti.
ed ancora, la gente tende ad aggregarsi con persone che hanno punti di vista simile al proprio e, nel tempo, tendono a smussare quelle piccole diversità fino a sovrapporle. chiaro, non è sempre così, ma spesso si vedono individualità smarrite nel gruppo. quindi l'alternativa, cioé il confronto con persone conosciute da tempo, del proprio gruppo, con le quali sappiamo già di andare sul sicuro, diventa: o siamo tutti d'accordo su tutto o la ripetizione della stessa solita vecchia lite, un rito consolidato che serve solo a passare il tempo, allenare la dialettica, ma che non produce mai cambiamenti di opinione o modifica del pensiero.

per questo, il bisticcio vuole creare un setting dove persone che hanno estrazione diversa e quindi idee ed esperienze diverse, si mettono a confronto, esponendo coraggiosamente le proprie idee; perché sanno che in quel contesto questo non è solo legittimo, ma proprio richiesto. non sanno quali saranno le obiezioni che verranno mosse loro, perché non conoscono (e nel migliore dei casi, nemmeno riescono ad immaginare) il pensiero degli altri bisticcianti. questa caratteristica è un certificato di novità, è motivo di crescita e incentivo al movimento del pensiero.
il pensiero, come i muscoli, più sta fermo, più fatica a riprendere il moto. il modo migliore per tenere in movimento il pensiero è quello di metterlo in discussione. come i muscoli, un pensiero in movimento si rafforza.

l'occasione di pre-presentarsi può essere comoda in una fase in cui ancora i bisticci non sono né noti, né diffusi, per rompere il ghiaccio, per dirsi che si è lì per giocare e che non ci sarà astio, ma grinta. il giorno in cui chi andrà al bisticcio saprà cosa aspettarsi e cosa dare, la pre-presentazione potrà diventare l'equivalente del colpo del guantone del pugile prima dell'incontro, poi... fino all'ultimo ragionamento, fino all'ultima parola, che vinca il migliore. unico obiettivo, la verità. unica regola, la logica.

mercoledì 5 agosto 2009

bisticci ricreat(t)ivi forlì 30 luglio 2009 prime impressioni

Descrivere quanto visto il 30 luglio 2009 a Forlì al primo bisticcio ricreat(t)ivo richiederebbe un trattato, altroché! E forse diventerà proprio così, ma per mantenere lo stile comunicativo web 2.0, suddivido in brevi comunicazioni-proposte i vari aspetti e li discutiamo insieme nel tempo. Cominciamo con una rapida enunciazione degli spunti.
Innanzitutto, mi tolgo il dente (i denti), degli aspetti che andranno migliorati, perché il resto è stato solo positivo! Primo, ricordarsi che il 30 luglio, in era di global warming, è opportuno scegliere un luogo ben refrigerato. Secondo, tre bisticci in una serata sono troppi quando c'è la voglia di parlarne. Penalizzare l'ultimo per questioni di tempo è stato – un – vero – peccato. Tutto il resto? Azzeccato. Migliorabile, ma decisamente azzeccato.
1. Persone da ambiti diversi sono essenziali per avere punti di vista diversi. Che non tutti conoscano tutti crea l'occasione per nuovi confronti. Che ne dite di aggiungere un momento libero introduttivo per spontanee presentazioni, in fondo è un'occasione di festa!
2. Gli argomenti sono stati miratissimi. E' necessario, altrimenti è facilissimo andare off topic, per l'abitudine alla libera chiacchiera che spesso è inconcludente. E' vero che c'è un 'operatore di network' che riporta in topic, ma l'obiettivo è renderlo... non necessario!
3. Le relazioni sono state veloci, brillanti e pepate, quindi di stimolo alla discussione e supportate da idee chiare e coerenti, altrimenti si smontano in due secondi e il bisticcio finisce subito. Che ne dite di anticipare i bisticci con delle premesse in rete? i partecipanti li possono conoscere in anticipo e le relazioni diventano ancora più rapide e si crea più spazio per le discussioni.
4. I partecipanti sono stati coraggiosi nell'esprimere le proprie idee, rischiando pericolose contro repliche, e forse scoprendo a volte di aver detto anche panzanate. Non è comunque un male, anzi è un'occasione di miglioramento!
5. Anche il passaggio della parola può (e spesso lo è stato) essere gestito senza conduttore. Serve solo ascolto ed educazione e possono parlare tutti. I primi tentativi di schematizzare gli interventi sono stati rapidamente superati dalla cortesia dei presenti.
6. La discussione è democratica, se vogliamo, meritocratica! Ovvero, chiunque può parlare, il giudizio sulla qualità dell'intervento o sul confronto con la risposta è nelle reazioni dei presenti. Interventi geniali possono non essere capiti o interventi demagogici possono trarre in inganno: fa parte del gioco. Forse è un allenamento in più per imparare ad evitare entrambe i rischi!
7. L'energia nel bisticcio è bella finché rimane gioiosa e spiritosa. E' un duello, anzi una mischia, ma solo di idee e parole (e ti pare poco?). Le occasioni di risate ci sono state, le si possono moltiplicare. Visto che è anche un gioco, i partecipanti devono sentirsi liberi di afferrare giocosamente questa occasione di incontro.
8. Il buffet ci ha aiutato tutti (soprattutto le bevande fresche!) ed è stato anche un ottimo momento per fare pausa ed eventualmente proseguire a crocchi brandelli di discussione.
Di sicuro ho dimenticato qualcosa, ma mi sono già dilungato; chiudo anticipando cosa si intravede già da questa prima sera.
Gli incontri culturali possono(devono!) diventare bisticci ricreat(t)ivi. Relazioni magari più corpose, ma poi... via allo scontro!
Le serate con gli amici al bar, a casa o in spiaggia possono diventare bisticci ricreat(t)ivi. Si nomina un operatore di network, si decide un tema e lo si discute, conoscendo già... le regole del gioco!
Il bisticcio ricreat(t)ivo potrebbe diventare un nuovo gioco da improvvisare al ristorante, o nelle lunghe attese in stazione con perfetti estranei (meglio!) e con argomenti un po' più densi che calcio o veline.
Il buffet può diventare una cena o una grigliata all'aperto e così ecco altre occasione per 'bisticciare'.
Quando si è scoperto che è possibile essere presente e partecipe nelle discussioni, la gente si stuferà di ascoltarle nei mass media e preferirà il fare allo stare a guardare!
Quando sarà chiaro che anche la comunicazione è un'arte, forse la gente pretenderà lo stesso trattamento (proposta partecipativa!) anche da tutti gli altri tipi di arte monodirezionali, fino ad arrivare alla richiesta di partecipazione in tutti gli altri aspetti del vivere sociale.
Che i bisticci possano davvero essere una nuova scintilla per migliorarci la vita?

martedì 21 luglio 2009

l'ultimo muro

voglio giocare a nascondino con le cose non dette
spalancare gli occhi della gente e ficcarci dentro uno stuzzicadente
guardare in faccia la realtà e avere paura e avere coraggio
e tra le braccia con sincerità stringerla forte fino a farle male
vedere i muri tra la gente e le barriere che ci tengono lontano
sentirle bene con la mano e con un sorriso birichino
fracassarle con la mazza per far vedere a tutti
quanto è pazza questa vita e il suo destino

ridere e dire un sacco di cazzate assieme a chi sta per conoscere la morte
restargli accanto fino all'ultimo respiro e augurargli una migliore sorte
ma piangere un poco al pensiero che non è più con me ma poi
guardare intorno e sentire che è vero
che c'è un mondo che non finisce mai
voglio sentirmi più al sicuro senza vestiti nella piazza
con faccia tosta andare in giro e ridere a chi ha il viso scuro
e ha compassione di me e della mia pazzia

con una favola mai vissuta costringerti ad ascoltarmi
attentamente per una volta muta dirti quasi come per scherzo
quelle verità che non hai mai e poi mai voluto sentire e voluto dire
e farti dimagrire in un secondo togliendoti quel peso tutto il mondo
e adesso riderai con me al pensiero che qualcuno una volta disse
che a causa di questa gravità l'uomo senza ali mai volerà
leggera come ora sei puoi avvicinarti e toccare il sole
però soltanto se è lui che lo vuole

scoprire il senso della vita nell'istinto di un bambino
nella sua ingenuità infinita vedere il senso delle cose un pochino
separare il bene dal male senza giudizio con curiosità e rispetto
per le altre creature di dio senza discriminare dal loro aspetto
guardando il mondo coi suoi occhi lasciando con le sue mani che mi tocchi
vedendo al di là del velo piangere davanti al mare e al cielo
perché nemmeno lo ricordo più da quando non riesco più a stupirmi
degli gnomi e delle fate

e quando anche l'ultimo sarà caduto reciterò tutto è compiuto
e per un fottuto secondo sarò il migliore del mondo
sarò io sarò dio
sarò me stesso per davvero e con quell'unico pensiero
nel silenzio della sera come fosse una preghiera
mi accenderò una paglia mi sistemerò la maglia
e fischiettando ci piscerò sopra all'ultimo muro

lunedì 6 luglio 2009

contro venezia passatista



fonte il passatore

venezia compie il primo passo verso l'uscita dal torpore passatista. ora è fulgido esempio per tutte le città italiane: il tempo e lo spazio morirono ieri.

non rimane che liberarsi delle gondole e delle interminabili strade di ridicoli souvenir